ANNO ZERO,LETTERA APERTA A ROBERTO CASTELLI

LETTERA APERTA A ROBERTO CASTELLI

Esimio Viceministro Roberto Castelli,

Ho avuto modo di vedere la puntata del programma televisivo “Annozero” andata in onda lo scorso 7 gennaio, rimanendo turbato e perplesso di fronte alla discussione che Lei ha avuto con un’insegnante palermitana, precaria della scuola.
Come sicuramente ricorderà, nel momento in cui la signora Barbara ha finito di esporre la propria situazione, lei ha replicato che, evidentemente, la donna non aveva voglia di lavorare né di fare sacrifici, che voleva la “pappa pronta”.
Io sono uno studente di giurisprudenza del meridione. Faccio dei piccoli sacrifici, al contrario di moltissimi dei miei coetanei che, invece, ne fanno di più grandi.
Tra questi, moltissimi lavorano e studiano fuori dalla loro città, cercando di costruirsi un futuro, lavorando di giorno per pagarsi gli studi che portano avanti durante la notte: gente qualificata, con vent’anni d’istruzione sulle spalle che suda sotto il giogo di un contratto a progetto inseguendo una sicurezza e un futuro che non arriveranno mai.
Il precariato, caro onorevole, è un problema serio ed esige, nella sua trattazione, altrettanta serietà.
La mia generazione è, dopo quella dei nostri poveri nonni cresciuti sotto le bombe nella spirale di violenza della seconda guerra mondiale, quella che più conosce il sacrificio ma, quel che è peggio è che il nostro sacrificio è quasi sempre inutile: a cosa serve l’iperqualificazione, l’ultraspecializzazione se, una volta terminato il nostro percorso, il massimo che possiamo aspettarci è l’ennesimo tirocinio, un altro “stage”, un ulteriore “contrattino”?
Quando pensa che un trentenne possa metter su famiglia se, per campare, nonostante la sua laurea è costretto a fare due lavori, dato che il lavoro a tempo indeterminato non esiste più?
Onorevole Castelli, Lei deliberatamente ignora le sofferenze e i problemi, schermendosi con un paternalismo pigro e senza costrutto.
Qui nessuno chiede pietà, letti caldi, comprensione. Qui nessuno fa il “piagnone”. Qui la voglia di lavorare, le assicuro, ci consuma Noi non rivendichiamo nulla, se non il sacrosanto diritto di sapere che, se facciamo i sacrifici che ha fatto Lei, potremo condurre un’esistenza normale e non una corsa ad ostacoli.
Non le chiediamo nemmeno di chiedere scusa alla signora che lei, non si può negare, ha insultato con le sue leggere parole. Chiediamo a Lei e al Governo di cui fa parte di impegnarsi per noi, di darci le stesse opportunità che la sua generazione ha avuto trent’anni fa.
Con Rispetto,Francesco Creazzo

Francesco Creazzo

ANNO ZERO,LETTERA APERTA A ROBERTO CASTELLIultima modifica: 2010-01-09T17:03:31+01:00da officinafuturo
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