09/10/2010
LETTERA APERTA DEI PRECARI DEL LODIGIANO
LETTERA APERTA AI GENITORI
Come lavoratori della scuola ci sentiamo in dovere di esprimere “il disagio” in cui siamo costretti ad operare, in virtù dei cambiamenti di questi ultimi anni che hanno portato ad una drastica riduzione sia di risorse finanziarie sia umane.
Convinti di condividere gli stessi valori che ci portano a considerare la scuola pubblica importantissima per una società democratica e laica, esprimiamo serie preoccupazione in quanto:
-tagliare la scuola pubblica vuol dire ridurre lo spazio dedicato alle prime esperienze di democrazia e partecipazione dei giovani: gli ultimi rilevamenti denunciano un aumento del fenomeno dell'abbandono scolastico ed una riduzione dei livelli di mobilità sociale per le fasce di popolazione
meno favorite.
-la costruzione di una scuola attenta ai reali bisogni degli alunni richiederebbe un organico più ampio dell’attuale; infatti, solo una didattica laboratoriale, di ricerca e sperimentazione può garantire quella partecipazione attiva e motivante degli studenti che viene invece negata da un insegnamento, puramente trasmissivo e unidirezionale possibile con classi numerose e con
riduzione di organico che è maggiore proprio per quelle fasce più deboli che necessitano del sostegno.
-occorrono investimenti significativi nell’adeguamento alle vigenti norme sulla sicurezza delle strutture scolastiche invece i tagli agli enti locali riducono gli interventi e i sevizi (meno assistenti)
-le scuole hanno meno risorse economiche necessarie per il quotidiano funzionamento , la sostituzione degli insegnanti assenti è affidato quasi al volontariato (le ore dello scorso anno non sono state tutte retribuite) e la riduzione dei collaboratori scolastici renderà meno sicura la presenza a scuola e la garanzia dei tempi scuola più ampi. Inoltre si consolida sempre più l'utilizzo di una prassi ormai resa necessaria di chiedere contributi economici alle famiglie, infatti lo scorso anno i contributi hanno coperto le spese.
Da quest’anno, infatti, per garantire il tempo pieno, in molte scuole elementari si richiede il contributo dei genitori per garantire la figura di un educatore che possa stare in classe laddove non siano presenti i docenti a causa dei tagli ministeriali. Ciò significa: privatizzare la scuola e ridurre la scuola a un parcheggio per bambini, privando il tempo pieno della sua funzione didattica.
- La riforma porta a 30 il numero degli alunni per classe. Vi chiediamo di riflettere su due aspetti. Il primo, di carattere didattico: non è possibile instaurare una buona didattica con un numero così elevato di studenti. Viste le situazioni spesso problematiche che si verificano nelle nostre aule, avere 30 studenti significa ridurre il ruolo di professore a quello di babysitter, a togliergli la possibilità di costruire un dialogo proficuo con ciascuno studente e di impostare una didattica il più possibile personalizzata, rispondente ai bisogni di ciascun alunno,.
L’altro aspetto riguarda invece la sicurezza: a parte alcuni edifici storici, che possiedono aule spaziose, la maggior parte delle scuole del lodigiano sono prefabbricati con aule troppo piccole per 30 studenti. Stipare le aule significa non garantire gli spazi minimi per ciascun alunno, né le vie di fuga nel caso di un incendio. Non vogliamo rischiare la “morte del topo” solo perché il governo ha deciso che la scuola è un’appendice inutile del nostro Paese e quindi va tagliata.
- La riforma della scuola comporta notevoli tagli in vari insegnamenti, nel campo umanistico, scientifico e laboratoriale. Ciò significa sia la perdita di migliaia di posti di lavoro, sia un impoverimento dell’offerta formativa.
- Dal 2011, inoltre, si vuole nuovamente modificare il reclutamento dei docenti: torneranno ad essere possibili i trasferimenti dei precari su tutto il territorio nazionale ad ogni riapertura delle graduatorie. Questo significa non rispettare la legge in base alla quale le graduatorie diventavano da permanenti a esaurimento; significa non rispettare le scelte di coloro che consapevolmente nel 2007 hanno scelto in quale provincia italiana inserirsi; significa che la posizione conquistata nella propria provincia di appartenenza può essere messa a repentaglio in qualsiasi momento; significa garantire sempre meno la continuità didattica con un continuo andirivieni di docenti.
Se condividete le nostre preoccupazioni vi chiediamo di essere solidali con la denuncia della gravità delle conseguenze di questa politica scolastica sta attuando e di avviare un percorso unitario e condiviso o una discussione aperta per rendere più visibile questo nostro disagio
16:40 Scritto da: officinafuturo in SCUOLA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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